UFFICIALI
Venezia
74
La Giuria di Venezia 74, presieduta
da Annette Bening e composta da Ildikó Enyedi, Michel
Franco, Rebecca Hall, Anna
Mouglalis, Jasmine Trinca, David
Stratton, Edgar Wright e Yonfan, dopo aver visionato tutti i 21 film in concorso, ha deciso di assegnare i seguenti premi:
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LEONE D’ORO per il miglior
film a: THE SHAPE OF WATER di Guillermo del Toro (USA)
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LEONE D’ARGENTO - GRAN PREMIO DELLA GIURIA a: FOXTROT di Samuel Maoz
(Israele, Germania, Francia, Svizzera)
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LEONE D’ARGENTO - PREMIO
PER LA MIGLIORE REGIA a: Xavier
Legrand per il film JUSQU’À LA GARDE (Francia)
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COPPA VOLPI per la migliore attrice a: Charlotte
Rampling nel film HANNAH di Andrea Pallaoro (Italia, Belgio, Francia)
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COPPA VOLPI per il miglior attore a: Kamel El
Basha nel film THE INSULT di Ziad Doueiri (Libano, Francia)
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PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a: Martin McDonagh per il film THREE BILLBOARDS OUTSIDE EBBING MISSOURI di Martin McDonagh (Gran Bretagna)
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PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a: SWEET COUNTRY di Warwick Thornton (Australia)
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PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a
un giovane attore o attrice emergente a: Charlie
Plummer nel film LEAN ON
PETE di Andrew Haigh (Gran
Bretagna)
Orizzonti
La Giuria Orizzonti della 74. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, presieduta da Gianni Amelio e composta da Rakhshan Banietemad, Ami Canaan Mann, Mark Cousins, Andrés Duprat, Fien Troch, Rebecca Zlotowski, dopo aver visionato i 31 film in concorso, assegna:
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PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR
FILM a: NICO,
1988 di Susanna Nicchiarelli (Italia, Belgio)
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PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE
REGIA a: Vahid
Jalilvand per BEDOUNE TARIKH, BEDOUNE EMZA (NO DATE, NO SIGNATURE) (Iran)
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PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
ORIZZONTI a: CANIBA di Véréna Paravel e Lucien Castaing-Taylor (Francia, Usa)
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PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE
INTERPRETAZIONE FEMMINILE a: Lyna
Khoudri nel film LES
BIENHEUREUX di Sofia Djama (Francia, Belgio, Qatar)
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PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIOR
INTERPRETAZIONE MASCHILE a: Navid
Mohammadzadeh nel film BEDOUNE
TARIKH, BEDOUNE EMZA (NO DATE, NO SIGNATURE) di Vahid Jalilvand (Iran)
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PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a: Alireza Khatami per il film LOS VERSOS DEL OLVIDO di Alireza Khatami (Francia, Germania, Paesi Bassi, Cile)
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PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO a: GROS
CHAGRIN di Céline Devaux (Francia)
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VENICE
SHORT FILM NOMINATION FOR THE EUROPEAN FILM AWARDS 2017 a: GROS
CHAGRIN di Céline Devaux (Francia)
Premio Venezia Opera Prima
La Giuria Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima “Luigi De
Laurentiis” della 74. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, presieduta da Benoît Jacquot e composta da Geoff Andrew, Albert Lee, Greta Scarano e Yorgos Zois, assegna il:
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LEONE DEL FUTURO PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA “LUIGI DE LAURENTIIS” a: JUSQU’À LA
GARDE di Xavier Legrand (Francia)
nonché e un premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro, che sarà suddiviso in parti uguali tra il regista e il produttore.
Venezia Classici
La Giuria presieduta da Giuseppe Piccioni e composta da studenti di cinema provenienti da diverse Università italiane: 26 laureandi in Storia del Cinema, indicati dai docenti di 12
DAMS e della veneziana Ca’ Foscari, ha deciso di assegnare i seguenti premi:
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DOCUMENTARIO SUL
CINEMA a: THE PRINCE AND THE
DYBBUK di Elwira Niewiera e Piotr Rosołowski (Polonia, Germania)
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PREMIO VENEZIA CLASSICI PER IL
MIGLIOR FILM RESTAURATO a: IDI I SMOTRI (VA’ E
VEDI) di Elem Klimov (URSS, 1985)
COLLATERALI:
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Premio Arca
CinemaGiovani
miglior film di Venezia 74: FOXTROT di Samuel Maoz
miglior film italiano: BEAUTIFUL THINGS di Giorgio Ferrero
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Premio del Pubblico
BNL – Giornate degli Autori GA’AGUA (LONGING) di Savi Gabizon
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Premio Brian LES BIENHEUREUX di Sofia Djama
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Premio Circolo del Cinema di Verona – 32. Settimana internazionale della
critica: TEAM HURRICANE di Annika Berg
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Premio Civitas Vitae: IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE di Silvio
Soldini
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Premio Fair Play cinema EX LIBRIS -
THE NEW YORK PUBLIC LIBRARY di Frederick Wiseman
menzione
speciale: HUMAN FLOW di Ai Weiwei
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Premi Fedeora (Federazione dei Critici Europei e dei Paesi
Mediterranei)
miglior film: EYE ON JULIET di Kim Nguyen
miglior regista esordiente: SARA FORESTIER per M
miglior attore: REDOUANNE HARJANE per M
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Premio FEDIC LA VITA IN COMUNE di Edoardo Winspeare
menzione speciale: NICO, 1988 di Susanna Nicchiarelli
menzione FEDIC – Il giornale del cibo: LE VISITE di Elio Di Pace
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Premio FIPRESCI EX LIBRIS - THE NEW
YORK PUBLIC LIBRARY di Frederick Wiseman
miglior film
d’esordio: LOS VERSOS DEL OLVIDO di Alireza Khatami
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Premio Fondazione Mimmo Rotella GEORGE
CLOONEY, MICHAEL CAINE e AI WEIWEI
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Premio Enrico Fulchignoni – CICT-UNESCO HUMAN FLOW di Ai Weiwei
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Premio Future Film Festival Digital Award THE SHAPE OF WATER di Guillermo del Toro
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menzione speciale: GATTA CENERENTOLA di A. Rak, I. Cappiello, M. Guarnieri, D. Sansone
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GdA Director’s Award - Giornate degli Autori CANDELARIA di Jhonny Hendrix Hinestroza
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Premio Green Drop FIRST REFORMED di Paul
Schrader
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Premio Human Rights Nights al Cinema dei Diritti
Umani THE RAPE OF RACY TAYLOR di Nancy Buirski
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menzione speciale: L’ORDINE DELLE COSE di Andrea Segre
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menzione speciale: HUMAN FLOW di Ai Weiwei
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Premio Interfilm LOS VERSOS DEL OLVIDO di
Alireza Khatami
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Premio Label Europa Cinemas M di Sara Forestier
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Premio Lanterna Magica (CGS) L'EQUILIBRIO di Vincenzo Marra
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Premio La Pellicola d’Oro
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migliore direttore di produzione di un film italiano DANIELE SPINOZZI per Ammore e Malavita
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migliore direttore di produzione di un film internazionale RICCARDO MARCHEGIANI
per Mektoub My Love: Canto Uno
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premio al miglior macchinista ROBERTO DI PIETRO per Hannah
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Premio Leoncino d'Oro Agiscuola THE LEISURE
SEEKER di Paolo Virzì
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segnalazione cinema for UNICEF 2017: HUMAN FLOW di Ai Weiwei
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Premio Lizzani: GÉRÔME BOURDEZEAU e
DOMINIQUE BATTESTI per IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE di Silvio Soldini
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Premio Lina Mangiacapre LES BIENHEUREUX di
Sofia Djama
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Premio Mouse d’Oro MEKTOUB, MY LOVE: CANTO
UNO di Abdellatif Kechiche
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Mouse d’Argento: GATTA CENERENTOLA di A. Rak, I. Cappiello, M. Guarnieri, D.
Sansone
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Premio NuovoImaie Talent Award: FEDERICA
ROSELLINI per Dove cadono le ombre e MIMMO BORRELLI per L’equilibrio
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Premio Open GATTA CENERENTOLA di A. Rak, I.
Cappiello, M. Guarnieri, D. Sansone
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Premio Francesco Pasinetti – SNGCI: AMMORE
E MALAVITA di Manetti Bros.
premio speciale: GATTA CENERENTOLA di A. Rak, I. Cappiello, M. Guarnieri, D. Sansone
premio speciale: NICO, 1988 di Susanna Nicchiarelli
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Premio Gillo Pontecorvo - Arcobaleno Latino MIAO XIAOTIAN, CEO di China Film Coproduction Corporation
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Premio Queer Lion MARVIN di Anne
Fontaine
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Premio Mario Serandrei - Hotel Saturnia & International per il Miglior contributo tecnico –
32. Settimana internazionale della critica LES GARÇONS SAUVAGES di Bertrand Mandico
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Premio Sfera 1932 LA MÉLODIE di Rachid
Hami
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Premio del Pubblico SIAE – 32. Settimana internazionale della
critica TEMPORADA DE CAZA di Natalia Garagiola
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Premio SIGNIS LA VILLA di Robert
Guédiguian
menzione speciale: FOXTROT di Samuel Maoz
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Premio C. Smithers Foundation –
CICT-UNESCO: THE SHAPE OF WATER di Guillermo del Toro
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Premio Sorriso Diverso Venezia 2017 - Ass Ucl IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE di Silvio Soldini
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Premio Soundtrack
Stars ALEXANDRE DESPLAT per The Shape of Water
premio
speciale: AMMORE E MALAVITA di Manetti Bros.
premio alla carriera: ANDREA GUERRA
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Premio UNIMED LA VILLA di Robert Guédiguian
menzione speciale: BRUTTI E CATTIVI di Cosimo Gomez
Orizzonti
KRIEG
di Rick Ostermann
con Ulrich Matthes, Barbara Auer
Germania / 93’
Arnold è un uomo di poche parole, si è trasferito da poco in una baita isolata tra le nevi con il cane come unico compagno. La vita lo ha messo alle corde, ma neppure la fuga tra i monti sembra
preservarlo dalle ansie: qualcuno infatti sembra voler boicottare la sua permanenza con incidenti inquietanti… Il racconto procede attraverso una struttura che sviluppa in parallelo le vicende
della misteriosa permanenza in montagna e quelle del passato di Arnold, che gradualmente disopacizzano il suo dramma esistenziale. Il tema del pacifismo e della guerra “che non serve a
nessuno” sembra attraversare l’intero film provocando un cortocircuito tra presente e passato. KRIEG viene costruito come un thriller su un duplice piano temporale: i paesaggi innevati
e i silenzi punteggiati di rumori della natura contribuiscono a caricare una tensione che evolve verso un finale amaro, ma aperto. Bello.
Fuori Concorso
ZHUIBU (MANHUNT) di John Woo
con Zhang Hanyu, Fukuyama Masaharu, Qi Wei, Ha Jiwon
Cina, Hong Kong / 106’
Un avvocato di una casa farmaceutica viene accusato dell’omicidio di una balla donna trovata assassinata nel suo letto. Le prove sono schiaccianti, ma è un complotto… John Woo ci regala uno
dei suoi consueti prodotti, con l’ormai nota iconografia: voli di colombe al ralenti, duelli che sembrano danze, improbabili evoluzioni aeree, celebrazione dell’amicizia virile. Ormai i suoi
film costituiscono un sottogenere. Divertente, carico di citazioni.
Giornate degli Autori
LOOKING FOR OUM KULTHUM di Shirin Neshat
con Neda Rahmanian, Yasmin Raeis, Mehdi Moinzadeh
Germania, Austria, Italia, 90’
La regista, iraniana esule negli USA, è anche un’ apprezzata visual artist, tra l’altro alle prese, quest’anno, con la messa in scena dell’Aida diretta dal maestro Muti per il
festival di Salisburgo. La musica correlata alla ricchezza dell’immagine, dunque, sembra far parte del suo DNA artistico, vista la struttura dell’intrigante storia presentata a Venezia
74.
Mitra, una giovane regista iraniana (evidente alter ego), cerca di realizzare in Egitto un film incentrato sulla figura della leggendaria cantante del mondo arabo Oum Kulthum. La storia
personale di Mitra, che ha lasciato alle spalle marito e figlio per seguire il suo sogno di affermazione al femminile, si intreccia con quella della cantante, di cui la regista vorrebbe
fare un’icona della lotta per l’emancipazione delle donne musulmane. Ma le differenze rimangono e il finale non può essere che visionario e sospeso. Passato e presente vanno in
parallelo e così sul piano visivo irrompono frammenti in bianco e nero ritmati dall’uso insistito del ralenty, filmati storici di re Farouk e della vittoria del presidente Nasser, sempre
ripresi con la cantante, apparizioni surreali del figlio di Mitra, lontano e smarrito… Sul piano sonoro, invece, è protagonista assoluta la grande voce dell’artista.
Suggestivo bagno nella cultura mediorientale.
Orizzonti
BRUTTI E CATTIVI di Cosimo Gomez
con Claudio Santamaria, Marco D’Amore, Sara Serraiocco
Italia, Francia / 87’
“Il Papero”, un delinquente paraplegico, organizza una rapina assieme ad altri: “la Ballerina”, nonché moglie, nata senza braccia, “Merda”, lo strafatto, e “Plissé”, un nano rapper. I
quattro finiscono in galera, anche se con una sentenza lieve a causa delle attenuanti previste dalla legge. Una volta usciti e dopo vari tradimenti sanguinosi per
accaparrarsi i soldi, solo “il Papero” resta in vita. Opera prima, il film gioca sull’evidente inverosimiglianza di storia e personaggi, virando decisamente sul registro grottesco.
Costantemente sopra le righe e aldilà di ogni schematismo di genere tra buoni e cattivi. Martellante la colonna sonora.
Venezia 74
JIA NIAN HUA (ANGELS WEAR WHITE) Di Vivian
Qu
Con Wen Qi, Zhou Meijun, She Ke, Geng Le, Liu Weiwei, Peng Jing, Wang Yuexin, Li Mengnan
Cina, Francia / 107’
Seconda volta in laguna per la regista Vivian Qi che, dopo SHUIYIN JIE (2013), presenta al Lido ANGELS WEAR WHITE che racconta la storia di due ragazzine che vengono violentate in un
motel di una cittadina cinese; unica testimone dell’accaduto è Mia, una giovane donna che lavora nella reception della struttura ricettiva che per paura di essere licenziata insabbia
l’accaduto. Il film, la cui tematica principale è la donna, mette in evidenza anche il fatto che la società odierna condiziona la percezione dei valori, delle scelte, della giustizia
e della verità. Nella visione del lungometraggio lo spettatore viene colpito dall’uso ricorrente di colori freddi, specialmente dall’utilizzo del bianco, colore che in Cina
rappresenta purezza, castità e morte. Numerosi i silenzi prolungati, che rallentano il tempo della narrazione. Incuriosisce l’utilizzo dell’immagine di Marilyn Monroe vista come
figura rappresentativa della femminilità, specialmente nelle ultime inquadrature in cui un’imponente statua dell’attrice statunitense, già oggetto di atti vandalici, viene
abbattuta, quasi a simboleggiare ogni forma di violenza contro le donne.
Settimana della Critica
VELENO [film di chiusura - fuori concorso]
di Diego Olivares
con Luisa Ranieri,Massimiliano Gallo, Salvatore Esposito, Nado Paone, Gennaro Di Colandrea, Miriam Candurro, Marianna Robustelli
Italia / 101'
Ispirata a fatti realmente accaduti, Veleno è una pellicola ambientata in un paesino del casertano che vede le vicende di due fratelli, Cosimo ed Ezio, allevatori di bufale. Due poli
opposti: Cosimo, uomo determinato, molto innamorato della moglie incinta e molto legato alle sue radici; Ezio, anch’esso legato alla sua famiglia, numerosa e difficile da mantenere,
tanto che questo lo porterà a svendere la terra lasciatagli dal padre e a finire nelle reti della camorra. Su uno sfondo devastante di una regione lacerata dai rifiuti, dal degrado,
dalla corruzione, dalla malattia di Cosimo, l’amore sembra l’unico antidoto rimasto. Nota di merito va alla colonna sonora firmata da Enzo Gragnaniello.
Giornate degli Autori
MI HUA ZHI WEI (THE TASTE OF RICE FLOWER) di Pengfei
con Ying Ze, Ye Bule
Cina / 102’
Ye Nan dopo anni di lunga assenza ritorna al villaggio nel quale era nata per cercare di ricucire il rapporto con la figlia tredicenne lasciata precedentemente in custodia al nonno… Ma le cose
non vanno secondo i piani: gli anni di separazione hanno segnato un grande solco fra la madre e la figlia, la ragazza ha un’indole ribelle, si mette spesso nei guai e arriva anche a rubare i
soldi nel tempio del villaggio. Nel film si nota il dualismo tra la tradizione - rappresentata dall’attaccamento al culto buddista, ma anche dalla forte incidenza delle superstizioni - e il
progresso sotteso dall’ evoluzione tecnologica, con tanto di Wi-Fi installato vicino al tempio, gli internet cafè e l'imminente fine della costruzione dell’aeroporto. Una
contrapposizione ripresa anche nei colori saturi e contrastanti.
Fuori Concorso
LOVING PABLO
Di Fernando León de Aranoa
Con Javier Bardem, Penélope Cruz, Peter Sarsgaard, Julieth Restrepo
Spagna; 123’
Tratto dal libro cronaca “Loving Pablo, Hating Escobar” di Virginia Vallejo, LOVING PABLO racconta l’ascesa e la caduta di Pablo Escobar, il più temuto signore della droga, e il suo rapporto
intimo con la giornalista e autrice colombiana. La storia, narrata direttamente dall’amante, è trasposta in una pellicola drammatica che in alcuni momenti
tocca il thriller. Il racconto si svolge interamente in flashback e rappresenta una sorta di allegoria di un naufragio che parla di attrazione e fascinazioni, di pazzia e di
terrore di uno dei decenni più violenti della storia moderna. Nonostante non sia il primo prodotto sul tema, LOVING PABLO si presenta come un’opera poco innovativa, capace di far passare due
ore e al tempo stesso stimolare ulteriori approfondimenti su una delle pagine più drammatiche dei giorni nostri. Menzione speciale al superlativo Javier Bardem per la sua interpretazione di
Escobar.
Venezia
74
JUSQU’À LA GARDE di Xavier Legrand
con Denis Ménochet, Léa Drucker, Thomas Gioria, Mathilde Auneveux, Saadia Bentaïeb
Francia / 90’
Divorzio conflittuale di Myriam e Antoine: lei teme soprattutto per il piccolo Julien, terrorizzato dal padre, ma il giudice propende per un affido congiunto. Il film segue l’excalation
della violenza domestica. Il racconto si sviluppa con asciuttezza nel seguire l’evoluzione dei diversi personaggi: lo stalker, la cui inquietante patologia si fa gradualmente più
evidente, il piccolo Julien e la sua crescente consapevolezza, la sorella diciottenne in fuga e Myriam, terrorizzata, ma decisa. Tutti appaiono credibili e ben tratteggiati. Buona la
regia, che ben gestisce il crescendo della tensione verso il finale drammatico.
Orizzonti
HA EDUT (THE TESTAMENT)
di Amichai Greenberg
con Ori Pfeffer, Rivka Gur, Hagit Dasberg Shamul, Ori Yaniv
Israele, Austria / 91’
Yoel, ricercatore ebreo studioso dell’Olocausto, si trova ad analizzare un caso assai poco conosciuto accaduto nel 1945 in Austria nel villaggio di Lendsdorf. Il protagonista inizierà una
lunga e complessa indagine che si andrà a riflettere anche sulla sua persona e metterà in discussione scelte e ideali. Temi cardine di questa pellicola sono la ricerca della Verità (o
meglio di una verità “assoluta”, come la definisce il protagonista), l’importanza della memoria per poter comprendere il presente e costruire un possibile futuro e infine quello,
altrettanto importante, dell’identità individuale. La regia, curata ed elegante, regala un prodotto che non forza mai lo spettatore verso una conclusione, ma che suscita in lui domande di
fondo. Citando il regista Amichai Greenberg, durante il dibattito in Sala Darsena alla Mostra di Venezia: “Non lo definirei un film sull’Olocausto, bensì un prodotto per parlare di quello
che resta e quello che c’è alla base delle nostre scelte”. Interessante. Da vedere.
Venezia 74
AMMORE E MALAVITA di Manetti Bros.
con Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Claudia Gerini, Carlo Buccirosso
Italia / 133’
Un boss della malavita napoletana, dopo un attentato alla sua vita, decide di fingersi morto. Una infermiera però lo riconosce: sarebbe una scomoda testimone da
eliminare ma uno dei più fidati collaboratori riconosce in lei l’amore della sua adolescenza… La premiata ditta Manetti Bros sforna un prodotto spumeggiante, che contamina sceneggiata napoletana,
musical, citazioni un po’ da tutto, da Takeshi Kitano, all’inevitabile Tarantino. Morti che cantano e ballano, duelli con decine di vittime, scene mutuate dai film di James Bond…. Una
riflessione dissacrante e significativa che conferma un rinascimento napoletano di artisti che prendono a cuore la propria città. Consensi e applausi a scena aperta.
Venezia 74
MEKTOUB, MY LOVE: CANTO UNO di Abdellatif Kechiche
con Shain Boumedine, Ophélie Baufle, Salim Kechiouche, Lou Luttiau, Alexia Chardard, Hafsia Herzi
Francia, Italia / 180’
1994: Amin, aspirante sceneggiatore con la passione per la fotografia, torna per le vacanze estive nel paese natale da Parigi, ove ha appena abbandonato gli studi
di medicina. Le giornate con gli amici di infanzia al mare, al bar, in discoteca, al ristorante dei suoi genitori di origine tunisina, sono rappresentate nella ripetitività seguendo le vicende
dei vari personaggi: il cugino Tony passa da una ragazza all’altra, la migliore amica Ophelie non sa decidersi tra il ragazzo con cui deve sposarsi e nuovi amori, la new entry del gruppo si da da
fare un po’ con tutti. Lo sguardo di Amin, forse innamorato di Ophelie, si sofferma a lungo su ciascuno di loro, quasi fosse un semplice testimone o, forse, il narratore di un ricordo
autobiografico. Lo scorrere del tempo ripropone le medesime situazioni: le feste dei ragazzi, accompagnate da musica e ballo (con insistita ridondanza di una fisicità esplosiva, ma incapace di
esprimere sentimenti), la vita di spiaggia, lunghi dialoghi, tutto caratterizzato da una macchina a mano addosso ai personaggi, montaggio talvolta nervoso, talaltra caratterizzato da long take.
Le scene si dilatano e le tensione cresce, verso un clima angosciante in cui emerge il vuoto esistenziale. Prolisso. Forse il primo capitolo di una discesa agli inferi (come pare suggerire nel
titolo “Canto uno”).
Orizzonti
THE RAPE OF RECY TAYLOR di Nancy
Buirski
Usa / 91’
Nel 1944 Recy Taylor, madre 24enne di colore, viene violentata in Alabama da una banda di ragazzi bianchi. Il documentario ricostruisce una vicenda dolorosa ed
infame emblematica di tante altre e figlia delle radicate idee segregazioniste di un’America incapace di considerare i Neri come persone. L’inchiesta procede attraverso interviste al fratello e
ad alcuni conoscenti fino a chiudere sulla testimonianza attuale di una ormai anziana Recy Taylor. Dal punto di vista narrativo spicca l’utilizzo di vari preziosi spezzoni di “race movies”, film
molto popolari prodotti tra il 1915 e il 1950 (in gran parte perduti) al di fuori dei circuiti hollywoodiani da e per gente di colore che, rappresentando nelle finzioni le frequenti insidie di
uomini bianchi verso donne nere, divengono inconsapevoli testimoni di una cronaca espulsa dai racconti cinematografici noti. Opera che trasuda indignazione.
Fuori Concorso
HAPPY WINTER di Giovanni Totaro
Italia / 91’
Mondello, Giugno 2016: i proprietari degli stabilimenti balneari iniziano a costruire le “capanne” sulle spiagge per i turisti che di lì a pochi giorni
invaderanno il paese per le proprie vacanze estive. Il docu-film, primo lungometraggio di Giovanni Totaro, segue i mesi della bella stagione e si snoda tra un ombrellone e l’altro toccando temi
come la crisi economica, l’immigrazione, la politica, il ricordo dei bei tempi andati, l’amore, l’importanza dello status sociale e ultimo, ma non certo per importanza, il lavoro, temi che
descrivono al meglio la classe media italiana odierna. Da menzionare sicuramente la scelta di riprendere le scene con una camera fissa, alternata a panoramiche. Interessante anche la scelta delle
canzoni utilizzate; si passa da hit italiane anni 70/80 come “Tropicana” a tracce moderne che aiutano lo spettatore a percepire le differenze generazionali.
Orizzonti
LES BIENHEUREUX di Sofia Djama
con Sami Bouajila, Nadia Kaci, Amine Lansari, Lyna Khoudri
Francia, Belgio / 102’
Un’ampia panoramica su Algeri cala lo spettatore tra i colori, i rumori, le strade della città, quasi alla scoperta dei personaggi che animeranno l’intreccio. Ben
presto ci si ritrova a seguire la giornata di adulti, alcuni dei quali genitori, e di giovani, i figli. Le generazioni si confrontano con la vita quotidiana, cambiata dopo gli esiti della guerra
civile degli anni ’90: gli adulti cercano per lo più un adattamento di compromesso, ma i giovani sognano ancora o la democrazia o un radicalismo religioso che risvegli comunque una forte
identità. Il primo lungometraggio della giovane regista algerina Sofia Djana rivela un uso sicuro degli strumenti espressivi, con movimenti di macchina che ben restituiscono tanto gli interni e
le lunghe discussioni, con campi totali attraversati da long take e panoramiche, quanto gli esterni urbani, con ritmi più rapidi e concitati. Un prodotto accorato e accurato, che meriterebbe una
distribuzione, purtroppo improbabile per le condizioni attuali del cinema algerino.
Venezia 74
SANDOME NO SATSUJIN (THE THIRD
MURDER) di Koreeda Hirokazu
con Fukuyama Masaharu, Yakusho Kōji, Hirose Suzu; Giappone / 124’
Seguiamo l’inchiesta dell’avvocato Shigemori sul capo d’accusa di omicidio di cui Misumi, suo cliente, è imputato. Entrambi i personaggi, molto simili nei modi e
nelle convinzioni, sembrano portare avanti tra loro e con tutti gli altri un gioco di parti e svelamenti che non troverà soluzione se non quella di sommergere con ipotesi e teorie una verità
allontanata a forza. Un percorso fortemente identitario che sovrappone in una fortissima simmetria, che sfocia anche nella fusione di un viso nell’altro, della persona-“contenitore”
Misumi con l’avvocato Shigemori; il tutto ricamato intorno alla ricerca di un giustiziere che sappia “giocare” con vita e morte interpretando correttamente la Realtà dei fatti. La scelta delle
immagini, sempre perfettamente curate e allegoriche, danno prova di una regia da Maestro che costruisce ambienti e paesaggi sempre rivelatori ed emblematici; la musica del nostro Ludovico Einaudi
accompagna elegantemente tutta la vicenda. Intrigante la scelta del titolo, anch’esso un piccolo rompicapo che va a risolversi solo nel finale inevitabile. Assolutamente Consigliato.
Orizzonti
GATTA CENERENTOLA
di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone
Animazione / Italia / 86’
Questo primo film di animazione computerizzata diretto insieme dai quattro realizzatori napoletani, spiazza chi si aspetta di vedere un cartone animato per bambini
e presenta le caratteristiche dark già appartenenti al racconto secentesco di Giovambattista Basile (napoletano anche lui), inserito nel celebre “Cunto de li cunti”. Prodotto rivolto
decisamente ad un pubblico giovane o di adulti, sia per la grafica giocata su tratti spigolosi e colori acidi che rimandano agli Anime giapponesi che per le tematiche forti (corruzione, traffico
di droga, riciclaggio, sfruttamento sessuale, ambiguità nei rapporti familiari…). Mia Basile, la piccola protagonista che nel cognome ricorda l’origine letteraria della storia e già nell’incipit
perde una scarpina, è figlia di Vittorio, il geniale inventore di Megaride, la nave culla del Museo della Scienza da lui progettato per far risorgere Napoli attraverso la cultura e la tecnologia
d’avanguardia. Ma un odioso antagonista chiamato ironicamente Salvatore Lo Giusto detto “’o Re”, organizza l’omicidio di Vittorio, per fare di Napoli il principale porto dello spaccio e del
riciclaggio; la piccola viene così segregata sulla nave in balìa della bella e crudele matrigna e delle sei sorellastre. I temi della violenza, del degrado ambientale e morale, della droga e del
progetto criminale in atto sulla città diventano così il punto focale di questo film, che neanche la liberatoria esplosione finale riesce a trasformare in dolce favola. Trascinanti e talvolta
dolorosamente commoventi le performances musicali, ben eseguite da un cast di ottime voci. I volti suggeriscono alcune fisionomie napoletane celebri, come quella di Vittorio De Sica e l’insieme
restituisce un senso di indignata ribellione dettata dallo struggente amore verso la città. Bellissimo.
Cinema nel Giardino
TUEURS
di François Troukens, Jean-François Hensgens
con Olivier Gourmet, Lubna Azabal, Kevin Janssens, Bouli Lanners; Belgio, Francia / 86’
Esordio avvincente per una “strana coppia” di artisti belgi: J.F.Hensens, già assistente operatore dei fratelli Dardenne, e F.Troukens, ex rapinatore
convertito ad una nuova vita di scrittore, regista e personaggio mediatico. Gli 86 minuti del loro TUEURS non perdono mai il ritmo serrato dell’action-movie, arricchito dal racconto tagliente e
doloroso del viluppo di corruzione politico-giudiziaria, compromessi e ricatti, “brodo di coltura” della criminalità di un intero Paese. La macchina da presa segue scrupolosamente i dettagli
delle fasi preparatorie ed attuative degli attacchi criminali e delle sparatorie con la polizia; il montaggio manipola nell’incipit la scansione temporale degli eventi, facendoli vivere allo
spettatore da un doppio punto di vista. E’ l’esca del progressivo svelarsi di un mondo opaco, dominato dagli interessi di pochi potenti strenuamente impegnati nella difesa dei propri privilegi.
Cupo il finale. Ancora una volta in questa edizione della Mostra emergono figure femminili forti a fronte di profili maschili deboli. Opera che sorprende piacevolmente.
Giornate degli Autori
VOLUBILIS
di Faouzi Bensaïdi
Con Mouhcine Malzi, Nadia Kounda
Marocco, Francia / 106'
Dopo aver preso parte ai principali festival del cinema internazionali, il regista marocchino Faouzi Bensaïdi torna in laguna con VOLUBILIS, un film che
racconta la storia di Abdelkader , guardiano di un centro commerciale, che da poco tempo si è sposato con Malika, donna fiera di una modernità da conquistare; la coppia vive a Meknes
(Marocco) insieme ai genitori ma vuole trasferirsi in una propria casa. Un giorno Abdelkader rimane vittima di un incidente sul lavoro che porterà la coppia a dover affrontare non poche
difficoltà. Tematica centrale del film è la riconquista della propria dignità e di quella della propria famiglia. Sin da subito lo spettatore si rende conto del grande lavoro sulla
caratterizzazione dei personaggi, specialmente sul protagonista che viene descritto come un uomo conformista, violento, estremista e a volte razzista, ma anche come una persona leale, onesta,
rispettosa e innamorata. Il film che fotografa bene una società marocchina divisa tra potenti sopraffattori e uomini deboli ed onesti schiacciati.
Fuori Concorso
JIM & ANDY: THE GREAT BEYOND - THE STORY OF JIM CARREY & ANDY KAUFMAN WITH A VERY
SPECIAL, CONTRACTUALLY OBLIGATED MENTION OF TONY CLIFTON di Chris Smith
Usa, Canada / 90’
Un’approfondita e attenta indagine psicologica è quella che ci riserva il docu-film di Chris Smith che va a delineare una figura comica, esuberante ma altrettanto
complessa e fragile quale è quella dello straordinario Jim Carrey. Attraverso un viaggio tra i molteplici ruoli interpretati dall’attore e, in particolare soffermandosi sui personaggi
di Andy Kaufman e Tony Clifton nella pellicola diretta da Miloš Forman MAN ON THE MOON, si sviscera il metodo recitativo Stanislavskij, adottato dalla star, spiegando le conseguenze
problematiche e poco conosciute di tale approccio. Il racconto procede tra interviste dirette all’artista, spezzoni di backstage e scene di alcuni dei suoi più celebri film, che tutti abbiamo
avuto modo di apprezzare ma mai in questa chiave di lettura. Ne esce il ritratto multiforme e assolutamente non scontato di un personaggio che, frammentato in infinite maschere, fa difficoltà a
trovare se stesso. La domanda finale sembra essere: “Chi è realmente Jim Carrey?”
Venezia
74
MOTHER! di Darren Aronofsky
con Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Michelle Pfeiffer, Domhnall Gleeson, Ed Harris Usa / 120’
Il regista americano, Leone d’oro 2008 con THE WRESTLER, questa volta rischia il flop che già aveva incontrato al Lido con THE FOUNTAIN. La vicenda esordisce con
una coppia, apparentemente felice, alle prese con la ristrutturazione della casa dei sogni, un’antica magione isolata in una ridente radura. Lui scrittore di successo in attesa dell’ispirazione
(Bardem), lei compagna fedele, attenta alla cura della casa… Cominciano però ad arrivare strani ospiti, la casa sembra animata di vita propria ed eventi misteriosi, prevalentemente narrati
attraverso la soggettiva della giovane donna, caricano una atmosfera sempre più minacciosa… Ben presto è chiara la valenza simbolica del racconto che, se inizialmente poteva apparire intrigante
nell’opacità dei personaggi e delle situazioni, nel disvelamento progressivo si fa troppo esplicita, fino ad una ipertrofia di segni e metafore fin troppo esibiti. Duplice la lettura: ad un primo
livello metalinguistico (l’artista, l’ispirazione i personaggi e il lettore che prima ama poi ne saccheggia l’opera) si sovrappone una lettura esistenziale (il Creatore, la Natura e l’umanità).
Il finale, tutto all’insegna dell’eccesso, sfiora l’effetto “ridicolo”.
Fuori Concorso
WORMWOOD EP. 1 & 2 di Errol Morris
con Peter Sarsgaard, Molly Parker, Christian Camargo, Scott Shepherd, Tim Blake Nelson, Bob Balaban / miniserie tv, primi due di sei episodi Usa / 88’ (tot.
300’)
Primi due episodi di una miniserie di sei targata Netflix che ricostruisce la ricerca di un uomo che per 60 anni ha indagato sulle circostanze della misteriosa morte del padre, uno scienziato
militare americano: si troverà davanti una cortina di oscuri segreti della recente storia degli USA. Una documentary fiction che pone la domanda di fondo: fino a che punto una democrazia può
mentire ai suoi cittadini? Sviluppato come intervista, con inserti di fiction, il prodotto deI pluridecorato regista Errol Morris somiglia molto ai programmi di infotainment dei canali
satellitari di inchieste TV, con un incerto confine tra informazione e finzione. Segnale interessante: negli ultimi anni i festival volgono il loro sguardo anche alle serie TV.
Giornate degli autori
L’EQUILIBRIO di VINCENZO MARRA
con Mimmo Borrelli, Roberto Del Gaudio Italia/ 90’
Dopo aver ottenuto di “tornare a casa”, a Napoli in periferia, Don Giuseppe dovrà scontrarsi con un ambiente
difficile, omertoso e pieno di regole “incomprensibili’.
Itinerario cristologico, come definito dal regista, il film presenta la difficile ricerca di incarnazione nel “qui e ora” da parte di un cristianesimo contemporaneo
in precario equilibrio. Temi molto attuali, molto caldi e molto vicini quelli de L’EQUILIBRIO, che dettano per tutto il film un senso di amara realtà e che mettono in crisi lo spettatore fino
alla rovinosa fine. La regia, asciutta e tagliente, chiarisce fin da subito l’esplicita allegoria in cui ci troviamo, dove all’ideale di un posto migliore viene contrapposta la più triste realtà
del sacrificio di pochi per la salvezza di molti. Le simmetrie oppositive sono indizi di tutta la drammatica oscillazione che dà nome all’opera: al pragmatico e compromesso Don Antonio si
contrappone l’incorrotta testimonianza di Don Giuseppe; alla paura della gente, il rifiuto della denuncia; alla vestizione iniziale del protagonista, il denudamento finale a fronte di
un mondo oramai abbandonato, come lui. Seria, coraggiosa, ma mai manichea la sceneggiatura; la macchina da presa accompagna costantemente a distanza ravvicinata la tentata missione del
protagonista. Ne esce un prodotto necessario.
Venezia 74
UNA FAMIGLIA di Sebastiano Riso
con Micaela Ramazzotti, Patrik Breul, Fortunato Cerlino, Ennio Fantastichini, Matilda De Angelis Italia 2017 /
105’
E’ ormai chiaro che il tema trasversale di questa 74° Mostra Del Cinema di Venezia è la famiglia vista sotto le sue più diverse angolazioni; anche UNA FAMIGLIA di
Sebastiano Riso, regista per la prima volta presente al Lido, offre il suo punto di vista. Il film racconta la storia, ispirata a fatti realmente accaduti, di una coppia che dopo aver
concepito i propri figli decide di venderli. Nell’incipit, infatti, la macchina a spalla segue Vincent e Maria in un contesto metropolitano. Situazioni ordinarie ma opache si
susseguono e fanno pensare a una famiglia (come recita il titolo) in formazione; gradualmente, però, le atmosfere si incupiscono, i colori si fanno acidi, i dialoghi duri e frammentati, la
periferia è quella grigia di Roma. La narrazione si dipana intorno a nuclei tematici impegnativi, quali il desiderio/diritto di essere genitori, lo sfruttamento del corpo femminile, le varie
declinazioni dell’idea di famiglia, la violenza sulle donne, la marginalità sociale che prospera nell’indifferenza … Forse troppa carne al fuoco; certamente troppo severo l’accanimento della
critica festivaliera nei confronti di un film serio nelle intenzioni e a tratti convincente, specie nell’uso della fotografia e dei movimenti di macchina, che creano spesso una fusione tra
osservatore e personaggi. Intense le interpretazioni dei due protagonisti, anche se talvolta sopra le righe; coraggioso il plot, aldilà di alcune eccessive semplificazioni e di qualche
lungaggine.
Orizzonti
LA NUIT OÙ J’AI NAGÉ - OYOGISUGITA YORU di Damien Manivel, Igarashi Kohei
con Kogawa Takara, Kogawa Keiki, Kogawa Takashi, Kogawa Chisato Francia, Giappone / 79’
Giappone, la neve scende copiosamente, ricoprendo strade e case. In quest’atmosfera ovattata e suggestiva si articola la storia di un bambino di sei anni che, ogni
notte, si sveglia alla partenza del padre per il suo lavoro al mercato del pesce. Un giorno decide di seguirlo e di iniziare così una ‘‘lunga camminata’’ che lo vedrà protagonista di numerose e
particolari vicende.Il film viene scandito e diviso in tre capitoli durante i quali si vede il passaggio dall'ambiente casalingo, luogo silenzioso, buio, fatto di giochi e sicurezza, all'ambiente
esterno, luogo vasto, sterminato, ricco di novità e pericoli. Elemento ricorrente è la presenza delle scale che aiutano il bambino a risalire, come un pesce nella corrente.
L’assenza di dialoghi, l’atmosfera creata dalla natura e anche la mimica del giovanissimo protagonista rendono il tutto affascinante, ma al contempo lasciano un
sottile strato di mistero sospeso tra realtà e sogno. Interessante la scelta del formato 4:3 della proiezione per adeguarsi alla misura del piccolo protagonista, come hanno dichiarato i due
registi nel dibattito in sala Darsena: l’idea generale era quella di seguire il più possibile movimenti, ritmo e trovate del bambino… Tant’è che, progressivamente, il punto di vista dello
spettatore si identifica con quello del piccolo e riesce a seguire la storia, ‘‘dimenticando’’ il continuo silenzio punteggiato dai rumori e dalla musica di Vivaldi. Esigente ma
stimolante.
Venezia 74
THREE BILLBOARDS OUTSIDE EBBING, MISSOURI di Martin McDonagh
con Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Abbie Cornish, John Hawkes,
Peter Dinklage Gran Bretagna / 110’
Dopo un anno dall’efferato assassinio della figlia adolescente, Mildred Hayes noleggia tre cartelloni pubblicitari
per accusare lo sceriffo locale per l’immobilismo delle indagini. Una provocazione che riaprirà vecchie ferite. Tra la polizia e gran parte della popolazione comincia a montare la rabbia.
Gradualmente affiora il volto conformista, razzista, violento del paese… Un film potente, girato magistralmente dal regista e sceneggiatore Martin McDonagh (IN BRUGES). Ritmo sempre
sostenuto, fotografia densa di significato, scelte narrative ad orologeria (ad esempio l’inizio dell’affissione la notte di Pasqua indizia un percorso di morte/sacrificio); un dramma punteggiato
di amara ironia, girato come fosse una ballata folk, sottolineata dalle scelte musicali che accompagnano alcune delle scene più intense.
Lieve pecca: alcune soluzioni “di genere”.
Bravissimi gli attori, tra cui primeggiano Frances McDormand, Woody Harrelson e Sam Rockwell. Applausi al
Lido.
Orizzonti
HA BEN DOD (THE COUSIN) di Tzahi Grad
con Ala Dakka, Tzahi Grad, Osnat Fishman; Israele / 92’
Naftali, un israeliano liberal e progressista, assume Fahed, operaio arabo (all’occasione anche rapper
e tecnico del computer) per ristrutturare una casetta-studio… Ma una ragazza del vicinato viene aggredita e i sospetti convergono su Fahed. L’atteggiamento garantista di Naftali vacilla quando
sentirà minacciata la propria famiglia. Costantemente sospeso tra dramma e farsa, il crescendo di paranoia irride sarcasticamente un mondo confuso in cui il pregiudizio precede qualunque
chiarimento. Il sovrapporsi degli equivoci rende il racconto quasi una metafora, verso un finale simbolico di una incomunicabilità e di un caos solo apparentemente comico. Purtroppo
alcune cadute narrative e soluzioni scontate rendono a tratti poco scorrevole la narrazione. Discreto.
Orizzonti
MARVIN di Anne Fontaine
con Finnegan Oldfield, Isabelle Huppert, Grégory Gadebois, Vincent
Macaigne; Francia / 115’
“Bijoux” è il vero cognome di Marvin, ma a scuola, in una comunità dagli orizzonti troppo ristretti, lo usano contro
di lui come un’offensiva e fatale etichetta da “frocetto”; sensibile, dai lineamenti dolci e dal fisico esile, da “femminuccia”, Marvin subisce in silenzio l’attacco riservato alla divergenza
rispetto a canoni di genere severamente stereotipati.
In un racconto dai colori freddi e dalle linee nette, la regista francese Anne Fontaine, anche
co-sceneggiatrice, mette in scena come a teatro il percorso della profonda ri-costruzione personale del protagonista: dopo un allontanamento dalla famiglia, la riuscita sarà suggellata, non a
caso, proprio nella rappresentazione teatrale di un “rinato” Martin Clement, che cambia nome per riappropriarsi della sua storia. La scoperta e l’accettazione della propria omosessualità
giungeranno con la maturazione di Marvin/Martin, accompagnata da un progressivo incremento dei toni caldi della fotografia: immersi in una luce soffusa, caratterizzeranno la rappresentazione
dello psicodramma recitato a teatro con Isabelle Huppert (presente nel plot nella parte di se stessa), che interpreta il ruolo della “madre”. Sarà l’inizio del successo e del percorso di parziale
recupero del rapporto con la famiglia.
Settimana Internazionale della Critica
KÖRFEZ (THE GULF) di Emre Yeksan
con Ulaş Tuna Astepe, Ahmet Melih Yilmaz, Serpil Gül, Müfit Kayacan, Damla Ardal, Cem Zeynel Kiliç, Merve
Dizdar; Turchia, Germania, Grecia / 108’
Selim, giovane originario di Izmir,città turca, torna a casa dopo una carriera distrutta e un matrimonio
fallito.
Nelle sue giornate, il protagonista, vagando per la città comprende che il suo Paese è a un passo da un imminente
collasso.
Quando, dopo un incidente marittimo, che propaga miasmi irrespirabili di petrolio, gli abitanti di Izmir, sono
costretti a lasciare le proprie case, il protagonista, con l’aiuto dell’amico Cihan e dell’ex-fidanzata, riscoprirà nuove possibilità di vita per un futuro completamente da
inventare.
Il film, opera prima del regista turco Emre Yeksan, si presenta sin da subito come un prodotto di grande
ambizione e altamente allegorico a partire dalla caratterizzazione dei personaggi (Selim, come tutta la sua generazione, è un ragazzo smarrito) fino ad arrivare alla rappresentazione della realtà
politico-sociale della Turchia odierna.
La fotografia privilegia colori scuri e luci fredde nella prima parte, che si trasformano gradualmente
in colori e luci calde, a indiziare il lento cambiamento della mentalità del protagonista. La colonna sonora è prevalentemente evocativa; sono tuttavia presenti momenti di
silenzio che, pur rischiando di dilatare eccessivamente il ritmo della narrazione, si rivelano necessari per sottolineare l’importanza di alcuni momenti.
Venezia 74
LA VILLA di ROBERT
GUÉDIGUIAN
con Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Jacques Boudet, Anaïs Demoustier, Robinson
Stévenin; Francia / 107’
In un piccolo paesino abbandonato, ex meta turistica, vicino Marsiglia si re-intrecciano le storie di tre fratelli
oramai sul viale del tramonto tornati per assistere il padre gravemente malato. Joseph ex professore universitario innamorato di una sua ex-alunna, ma incapace di ‘tenere il suo passo’
non riesce a distaccarsi dal suo cinismo di frasi fatte e assoluta polemica. Angelè, nota attrice teatrale occupata in varie tourneè, combatte i ricordi della scomparsa precoce della sua bambina,
accusando il padre; Armand, vero superstite cresciuto senza mai lasciare il luogo, gestisce l’unico ristorante del posto restando troppo legato alle vecchie ricette di famiglia. Le
giornate scorrono lente scandite tra ricordi affiorati, nostalgie e gli interventi dei militari giunti sul luogo dopo il naufragio di un barcone di migranti poco più a largo. Di qui le storie dei
tre protagonisti si intrecciano con il destino di tre fratellini (da notare la bella simmetria una femmina e due maschi) superstiti dalla tragedia in mare.
Il regista (LE NEVI DEL KILIMANGIARO) ancora una volta lavora con gli attori e amici Jean-Pierre
Darrousin, Gerard Meylan e la moglie Ariane Ascaride ottenendo un’opera elegante e commovente.
L’impostazione teatrale dell’opera permette molteplici letture tutte approfondite e complete come la questione del
gioco: eterno veicolo intergenerazionale; o anche l’accettazione della propria età, il viaggio vero e proprio se si cerca una via di fuga e metaforico per la morte, la maternità e le
problematiche genitoriali, la salvaguardia dell’ambiente, la problematica dell’immigrazione, l ‘affermazione della propria identità.
Convincente il continuo dualismo, a volte simmetrico, di tutto: vita e morte, gioventù e senilità, mare e sentieri
selvaggi, mentalità borghese e ideali proletari…
Accorgimenti tecnici molto apprezzati la scelta del sonoro e di alcune immagini: il
mare, sempre presente e veicolo di ricordi e storie, la terrazza vanto e palcoscenico dell’intera vicenda, il treno, regolare e quasi volante.
Emozionante il finale.
Venezia
74
THE LEISURE
SEEKER Di Paolo Virzì
Con: Helen Mirren, Donald Sutherland; Italia 2017
Coppia di coniugi anziani, lui svanito e smemorato, lei gravemente malata, per
sfuggire ai ricoveri e alle cure mediche decide di partire per una vacanza dal Massachussets alla California a bordo del loro vecchi camper del ’75. Dal romanzo omonimo di Michael Zadoorian, il
livornese Paolo Virzì (in collaborazione con Francesca Archibugi, Stephen Amidon e Francesco Piccolo), trae la sceneggiatura per questa solida produzione di respiro internazionale dove spiccano i
giganteschi Helen Mirren e Donald Sutherland. Il film corteggia le tematiche dell’amore, della solidità e complicità della coppia di fronte alle difficoltà della vita, ma anche della separazione
dolorosa e della morte. Sfruttando il genere on the road, qui spesso concretizzato in campi/controcampi stretti nello spazio dell’abitacolo, il regista costruisce una ballata delicatamente
ironica e dolente sulla terza età e sul potere dei ricordi.
Fuori Concorso
VICTORIA E
ABDUL Di Stephen Frears
Con: Judi Dench, Ali Fazar, Eddie Izzard; Gran Bretagna 2017
Nel 1887 un giovane segretario della prigione inglese di Agra
(India), viene scelto come valletto per consegnare una moneta cerimoniale alla Regina Vittoria durante il suo Giubileo d’oro. La grazia, la semplicità e la cultura tradizionale ed esotica del
giovane fanno breccia nel cuore dell’anziana regina che ne fa il suo confidente e consigliere spirituale. Questo provoca lo sdegno della corte e dei familiari. Ispirato alla storia vera di Abdul
Karim (i suoi diari sono stati scoperti soltanto nel 1910), il film dell’acclamato autore de: Le relazioni pericolose; My Beautiful Laundrette; Dirty Pretty Things; Lady Henderson presenta; The Queen; Philomena; Florence Foster Jenkins, appare
perfettamente a suo agio nelle ricostruzioni storiche e costruisce un affresco meraviglioso (dal punto di vista della messa in scena, della costruzione dei personaggi, delle inquadrature, delle
interpretazioni), per parlare di pregiudizio, razzismo, isolazionismo… ieri come oggi (purtroppo). Molto brava Judi Dench.
Venezia
74
SUBURBICON di George Clooney
con Matt Damon, Julianne Moore, Noah Jupe, Oscar
Isaac; Usa / 104’
Nella cittadina modello di Suburbicon dove la maggioranza assoluta è
rappresentata da bianchi, giunge una famiglia di colore. Contemporaneamente due balordi entrano in una casa e commettono un omicidio. Ma non è tutto come sembra. George Clooney torna al Lido da
regista dopo "Le idi di marzo" portando sullo schermo una vecchia sceneggiatura dei fratello Cohen alla quale lui stesso ha collaborato. Una storia cruda di inganno, pregiudizio, falsità nella
cornice "idilliaca" della provincia americana tra la fine dei '50 e l'inizio degli anni '60. Il linguaggio è ironico, teso, spiazzante e assolutamente controcorrente al punto che si intuiscono
perfettamente le critiche alla società attuale neanche troppo distante da quella messa in scena. Minuziosa la ricostruzione di ambienti e costumi; ottimo il cast. Clooney si conferma regista
significativo.
Fuori
Concorso
LA
MÉLODIE di Rachid Hami
con Kad Merad, Samir Guesmi, Renély Alfred, Youssouf
Gueye; Francia / 102’
Un musicista accetta di ricoprire il ruolo di insegnante in una
classe di violino di una scuola media di periferia Parigi. Un formula classica e fin troppo abusata quella dell'insegnante che vincendo le resistenze di alunni problematici riesce a tirar fuori i
meglio da loro insegnando non solo la sua materia ma anche i valori del rispetto, dell'educazione, del gruppo. Qui, però, l'ovvio si veste di una cornice alta data dalla musica classica, dai temi
dell'accoglienza, dell'integrazione e della solidarietà sociale. Ottimo il lavoro dei piccolissimi attori che regalano al pubblico sequenze memorabili di dialoghi e azioni serrate. Accoglienza
più che calorosa per un film emozionante e allo stesso tempo significativo.
Orizzonti
BEDOUNE TARIKH, BEDOUNE EMZA (NO DATE, NO
SIGNATURE) di Vahid
Jalilvand
con Amir Agha’ee, Navid Mohammadzadeh, Hediyeh Tehrani, Sa’eed
Dakh; Iran / 104’
Un medico legale provoca involontariamente un incidente stradale nel
quale è coinvolto in bambino; si offre di portarlo al pronto soccorso, ma i genitori rifiutano. Il mattino dopo sul tavolo autoptico c'è il cadavere del piccolo ma dall'analisi si sospetta un
avvelenamento. Cosa è successo realmente? Un intreccio inconsueto per una narrazione che si gioca tutto sui dubbi della coscienza e la forza delle scelte. Girato magistralmente con piglio sicuro
ed un gruppo di attori più che efficaci, il film si apprezza per l'eleganza formale, l'equilibrio delle inquadrature e del montaggio, l'insieme rigoroso, asciutto ed emozionante al tempo
stesso.
Orizzonti
LA VITA IN
COMUNE di Edorardo
Winspeare
con Gustavo Caputo, Antonio Carluccio, Claudio Giangreco, Celeste
Casciaro; Italia / 110’
Disperata, paesino di poche anime del Sud Italia; un sindaco
irrealizzato e depresso che riesce a riscattarsi solo quando insegna letteratura ai carcerati. Durante questi incontri la poesia fa breccia nel cuore di un criminale di bassa lega. Edoardo
Winspeare (Sangue vivo - 2002; Il miracolo - 2003; Sotto il Celio Azzurro - 2013) costruisce una ballata folk sul riscatto della gente semplice e comune, i suoi sogni, i suoi bisogni, sempre
sullo sfondo di un amore incondizionato per la propria terra. Mescolando con arguzia grottesco, ironia da commedia all'italiana e visionarietà post-moderna, il regista sembra divertirsi molto a
far divertire il pubblico mentre, tra le righe, ne stimola il pensiero. Non è nascosta l'istanza ambientale che vede nel rispetto del creato uno stimolo per la rinascita civile.
Cinema nel
Giardino
NATO A CASAL DI
PRINCIPE di Bruno
Oliviero
con Alessio Lapice, Massimiliano Gallo, Donatella Finocchiaro, Lucia
Sardo, Antonio Pennarella; Italia, Spagna /
96’
L'aspirante attore Amedeo Letizia torna da Roma a Casal di Principe,
suo paese natale, per cercare di fare chiarezza e giustizia riguardo la misteriosa scomparsa del fratello minore, Paolo, rapito dalla malavita locale. Il regista sottolinea la drammaticità della
tematica affrontata attraverso luci fredde e fotografia minimale. Apprezzabile anche una rappresentazione della violenza non eccessivamente insistita o scabrosa, che riesce comunque a veicolare
tutto il pathos tragico della vicenda. Tratto da una storia vera.
Venezia
74
FIRST REFORMED di Paul Schrader
con Ethan Hawke, Amanda Seyfried, Cedric Kyles Usa / 108’
Film basato sulla ricerca
della spiritualità che racconta la storia di Toller (Ethan Hawke), ex cappellano militare che dopo la perdita del figlio si ritrova pastore di una chiesa costantemente vuota; dopo l'incontro con
Mary (Amanda Seyfried) e suo marito Michael, ambientalista convinto, la sua vita cambia, al punto di decidere di intraprendere un'azione rischiosa che può portarlo a ritrovare la fede perduta.
Non convince del tutto lo stile del racconto, che cela i suoi intenti dietro scelte narrative discutibili: eccessiva diluizione dei tempi, ambigua definizione dei confini tra il piano di realtà e
quello della fantasia, eccessiva preponderanza dei silenzi. Interessante ai fini della caratterizzazione di personaggi e situazioni, invece, risulta la fotografia di spazi prevalentemente ampi e
vuoti, dai colori principalmente freddi. Nel complesso il prodotto non sembra del tutto compiuto.
Venezia 74
LEAN ON PETE di Andrew Haigh
con Charlie Plummer, Steve Buscemi, Chloë Sevigny Gran Bretagna /
121’
Adolescente lasciato a se stesso trova una ragione di vita nell'accudire i cavalli da corsa di un allenatore in disarmo. Si lega ad un cavallo a fine carriera e, per sottrarlo ad un triste
destino lo sottrae al legittimo proprietario. Inizia con lui un viaggio alla ricerca di una nuova famiglia. É un toccante on the road questo "Lean on Pete" di Andrew Haigh (45 Years – Orso
d'Argento a Berlino 2015) tratto dal romanzo "La ballata di Charley Thompson" di Willy Vlautin. Nella cornice desolante di una sconfinata provincia desertica il film restituisce l'immagine
sconfortante di un'America imbruttita e asociale cui fa da contraltare la figura del protagonista che riesce, malgrado tutto, a mantenere intatta una sua innocenza. Nonostante qualche lungaggine,
nel complesso, un buon prodotto.
Fuori concorso
OUR SOULS AT NIGHT di Ritesh Batra
con Jane Fonda, Robert Redford Usa / 101’
Due anime sole accettano di condividere il letto solo per tenersi compagnia nelle lunghe, terribili notti di vedovanza troppo prolungata. La coppia storica di "A piedi nudi nel parco", sbarcata
al Lido per un duplice Leone d'Oro alla Carriera, complice "uno dei 10 registi da tenere d'occhio", regala al pubblico una interpretazione delicata e commovente della terza età e del bisogno
d'amore che supera convenzioni sociali e anagrafiche. Dal punto di vista cinematografico il film del giovane Ritesh Batra si muove nel solco del Cinema classico, prediligendo una narrazione
lineare ed una costruzione sostanzialmente elegante: nella fotografia, nei movimenti di macchina, nel commento sonoro.
Orizzonti
INVISIBLE di Pablo
Giorgelli
con Mora Arenillas, Mara Bestelli, Diego Cremonesi Argentina, Brasile,
Uruguay, Germania, Francia / 87’
Ely, diciassette anni, vive con la madre disoccupata e depressa. Nella clinica veterinaria dove svolge un lavoro saltuario, la ragazza si concede al figlio del proprietario. Quando scopre di
essere incinta il suo mondo interiore esplode. Al suo secondo cortometraggio l'argentino Pablo Giorgelli costruisce il ritratto di una persona sola, vulnerabile, invisibile, appunto, in una
società che sembra sempre volgere lo sguardo altrove. Nella pellicola risulta molto forte il tema relativo all'interruzione volontaria della gravidanza (peraltro illegale in Argentina).
Fotografia fredda, recitazione minimale e lunghi silenzi rendono la visione un po' difficile ma se ne apprezza la cifra stilistica tutta improntata alla sobrietà.
Orizzonti
WEST OF SUNSHINE di
Jason Raftopoulos
con Damian Hill, Ty Perham, Kat Stewart, Tony Nikolakopoulos, Arthur Angel Australia / 78’
Un giovane padre di famiglia separato a causa del vizio del gioco, ha meno di un giorno per saldare un debito importante. Mentre si arrabatta per racimolare la ragguardevole cifra deve badare al
proprio figlio in vacanza da scuola. Per i due inizia una folle giornata al termine della quale nessuno sarà più come prima. Ottimo esordio nel lungometraggio per il quarantasettenne autore di
documentari con un passato decennale da attore teatrale. Ispirandosi a certe atmosfere del Cinema neorealista Raftopoulos costruisce un dinamico doppio percorso di formazione nel quale due
personaggi all'inizio distanti scelgono di abbandonare i propri rispettivi traumi per aprirsi all'altro. Azzeccatissima la scelta dei protagonisti Damian Hill (il padre) e Ty Perham (il figlio)
capaci di ottime interpretazioni. Più che gradevoli il ritmo del racconto, il montaggio dinamico e l'ottima colonna sonora. Prolungata e calda standing ovation alla prima proiezione riservata a
Stampa e Accrediti professionali.
Venezia 74
THE INSULT di Ziad
Doueiri
con Adel Karam, Kamel El Basha, Camille Salameh, Rita Hayek Francia,
Libano / 110’
Nell’odierna Beirut una causa civile di ordinaria amministrazione tra un libanese cristiano e un profugo palestinese riaccende la miccia mai del tutto spenta delle polemiche sulla questione
israeliana, in una serie di disordini socio-mediatici che a macchia d’olio finisce per coinvolgere tutto il Paese. Personaggi dalla psicologia complessa ed approfondita agiscono in un contesto di
denuncia sociale al ritmo incalzante del legal thriller, in una commistione di generi che si rivela azzeccata quanto coinvolgente per lo spettatore. Notevole prova attoriale da parte di tutti gli
interpreti della vicenda
Venezia 74
THE SHAPE OF WATER di Guillermo del
Toro
con Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg, Octavia Spencer; Usa /
119’
Fantasia, emozioni e tanto Cinema classico nell'atteso “The Shape of Water” di Guillermo del Toro. Il regista che più di ogni altro, negli ultimi due decenni, ha
creato un suo personale linguaggio tra horror, grottesco e fiaba porta al Lido la storia commovente di un legame impossibile fra due diversità: una ragazza muta ed uno strano anfibio umanoide
conteso fra militari americani e russi in pieno maccartismo. Un inno alla comunicazione cinestetica che dà modo al regista di giocare con tutti i registri compresi fra commedia, spy
story, dramma e melò strizzando anche l'occhio al musical d'antan. Affascinante l'uso coreografico della macchina da presa che sembra perennemente “danzare” fra apparati scenici ed attori.
Applausi meritati in Sala Grande.
Proiezioni speciali
L’ORDINE DELLE COSE di Andrea Segre
con Paolo Pierobon, Giuseppe Battiston, Valentina Carnelutti, Olivier Rabourdin; Italia, Francia / 112’
Un alto funzionario di polizia italiana in missione in Libia col mandato di arrestare il flusso migratorio attraverso la collaborazione fra realtà locali e paesi
transfrontalieri entra casualmente in contatto con una ragazza somala. La sua visione del lavoro e della fedeltà alla causa sembra avere una svolta. Andrea Segre (Io sono Li – 2012; La prima neve
– 2013) non nuovo a portare sul grande schermo tematiche di grande respiro sociale con sguardo critico e partecipe, ma sempre rigoroso e poetico, torna a parlare di immigrazione facendo emergere
le convenienze dell'Occidente e le relative connivenze con i paesi in via di sviluppo dei quali si chiede la collaborazione. Ne emerge un quadro piuttosto sconfortante ben reso da una fotografia
algida e da personaggi freddi e sempre “distanti”. La messa in scena, solo apparentemente semplice, si rivela in realtà ricca di dettagli significativi tanto dal punto di vista narrativo quanto
da quello psicologico.
Fuori Concorso
ZAMA di Lucrecia Martel
con Daniel Giménez Cacho, Lola Dueñas, Matheus Nachtergaele, Juan Minujín;
Argentina, Brasile, Spagna, Francia,
Messico, Usa, Paesi Bassi, Portogallo / 115’
Diego De Zama è un uomo che aspetta: ufficiale della Corona Spagnola nato in Sud America, aspetta notizie dalla sua famiglia, rimasta nella sua città natale;
aspetta una lettera del re che gli conceda il trasferimento in un posto migliore; aspetta che il suo valore venga riconosciuto e rispettato. Film in costume ambientato in un Settecento ombroso e
non particolarmente definito, in cui i piani onirico e di realtà si fondono in una continua danza di mistero e allucinazione, Zama sfrutta un’apparente mancanza di linearità narrativa per
descrivere senza velleità storicistiche un continente che la regista definisce “dal passato oscuro e spesso non approfondito”. Significativa la rilevanza attribuita al
sonoro, reso finestra diretta sulla soggettività dei personaggi tramite un’importante presenza di voci apparentemente fuori campo e rumori giustificati solo dalla percezione personale
dei protagonisti. Esperimento interessante.
Orizzonti
ESPÈCES MENACÉES di Gilles Bourdos
con Alice Isaaz, Vincent Rottiers, Grégory Gadebois, Suzanne Clément;
Francia, Belgio / 105’
Confronti, scontri, conflitti (padre-figlia, figlio-madre, marito e moglie) in questo intreccio che vede giustapporsi le storie indipendenti di tre famiglie in un
complesso mosaico. Le “specie minacciate” a cui il titolo fa riferimento sono evidentemente le coppie che, a guardare i casi messi in scena, non sembrano godere di buona salute nè di un futuro
roseo. Ambigua, in questo senso, la sequenza finale che può avere una duplice lettura: di speranza, così come di drammatica immobilità. Gradevole la sceneggiatura che riesce a tenere incollate le
varie storie senza cadute di attenzione e allo stesso tempo lodevole il lavoro del cast.
Orizzonti
UNDIR TRÉNU (UNDER THE TREE) di HAFSTEINN GUNNAR SIGURÐSSON
con Steinþór Hróar Steinþórsson, Edda Björgvinsdóttir, Sigurður Sigurjónsson, Lára Jóhanna Jónsdóttir;
Islanda, Danimarca, Polonia, Germania / 89’
Un nucleo familiare collassa per il manifesto tradimento di lui, mentre due coppie mature vicine di casa iniziano una lotta senza esclusione di colpi a causa
dell'ombra invadente di un albero… è un universo votato all'autodistruzione, incapace di alcuna forma di perdono, quello messo in scena nel film islandese. Un meccanismo psicologico che svela
violenza repressa in tutti I personaggi. Il linguaggio cinematografico è volutamente asciutto e minimale, i toni cromatici freddi, il commento sonoro straniante. Un prodotto “da Festival” che se
non brilla per originalità, neppure delude le aspettative.
Venezia 74
DOWNSIZING di Alexander Payne
con: Matt Damon, Christoph Waltz, Hong Chau, Kristen Wiig Usa / 140’ (Film Di Apertura)
Un istituto di ricerca norvegese, per caso, scopre il processo di miniaturizzazione di uomini, piante e animali. Da subito sembra la panacea per
risolvere il problema dei consumi e della sostenibilità in un mondo sull'orlo della catastrofe ecologica. Il doppio premio Oscar Alexander Payne (A proposito di Schmidt - 2002;
Sideways - 2004; The Descendants – 2011; Nebraska – 2013, apre alla grande questa 74 Mostra del Cinema portando sul grande schermo una sua sceneggiatura originale. In bilico fra
commedia, fantascienza distopica, percorso di formazione e storia d'amore, il regista gioca con tematiche più che mai attuali costruendo una narrazione gradevolmente scanzonata (nelle prime
sequenze), che però vira più avanti verso riflessioni più alte. Mattt Damon si conferma attore più che mai impegnato sul fronte sociale ed ecologista.
Orizzonti
NICO, 1988 di Susanna Nicchiarelli
con: Tryne Dyrholm, John Gordon Sinclair, Anamaria Marinca, Sandor Funtek Italia, Belgio / 93’
Nel 1986 Nico, cantante e musicista, ex modella, musa di Andy Warhol e vocalist della band Velvet Underground vive la parabola discendente della sua carriera fra
improbabili tourné europee in piazze di terza categoria mentre, senza abbandonare del tutto gli eccessi di alcool ed eroina, tenta di ricostruire il rapporto con il figlio la cui custodia le era
stata tolta parecchi anni prima. Susanna Nicchiarelli (Cosmonauta, 2009 e La scoperta dell'alba 2013), ricostruisce gli ultimi due anni di vita dell'ex star attraverso la sua musica e I suoi
testi rivelando fragilità e poesia senza indulgere in sentimentalismi e facili mitizzazioni. Ne esce un ritratto in chiaroscuro cui contribuisce non poco la bella performance (anche canora) di
Trine Dyrholm.
Fuori concorso
THE DEVIL AND FATHER AMORTH di William Friedkin Usa / 68’
Il regista-cult del classico L'esorcista (1973) conduce lo spettatore alla scoperta del fenomeno-esorcismo documentando, eccezionalmente, un rituale condotto dal decano degli esorcisti romani:
padre Gabriele Amorth, pochi mesi prima della sua dipartita. La lunga e drammatica sequenza dell'esorcismo in presa diretta con sola videocamera a mano manovrata dallo stesso Friedkin, assenza di
luci aggiuntive ed ulteriori operatori è affiancata da interviste, opinioni ed interventi di luminari della psicologia, psichiatria, e neurochirurgia degli Stati Uniti ai quali è stata mostrata
la testimonianza girata a Roma. L'inquietante documento vorrebbe “chiudere il cerchio” iniziato più di quarantacinque anni fa; ne esce un prodotto valido e rispettoso che, come pochi, ha il
pregio di indagare in punta di piedi sul tema del Male. Qualche appunto sulla scelta un po' troppo drammatica del commento sonoro che invade fin troppo pesantemente la “scena” stridendo contro
l'asciuttezza delle immagini.
Giornate degli Autori
GA’AGUA- LONGING Di Savi Gabizon
Con: Shai Avivi, Asi Levi, Neta Riskin Yoran Tolledano, Shiri Golan, Ella Armony, Shimon Mimran.
Israel / 103’
Vicenda dai risvolti tragicomici quella che coinvolge Ariel, uomo benestante e senza figli, la cui vita viene completamente stravolta da un inaspettato incontro con la donna che frequentava
vent’anni prima; dopo un colloquio dai toni a tratti surreali, infatti, il protagonista si trova ad intraprendere un viaggio fisico quanto metaforico alla scoperta della paternità in tutte le sue
sfaccettature, anche quelle più inaspettate. Interessante racconto di un’assenza via via sempre più presente, Ga’Agua – Longing ricostruisce le vicende e i vissuti di tutti i personaggi in un
continuo gioco di progressivi disvelamenti, a sottolineare, ancora una volta, che “niente è come sembra”, e che anche le azioni all’apparenza più spontanee possono portare a conseguenze
inaspettate e spesso irreparabili. Colpisce positivamente la solidità di una sceneggiatura che regge un intreccio narrativo inconsueto e obbliga gli attori ad una prova non indifferente.
Inizia oggi, 30 Agosto 2017, l'esperienza di alcuni giurati alla 74^ Mostra Del Cinema Di Venezia...
I giurati insieme alle delegazioni di Genova e di Ancora avranno l'arduo compito di assegnare il premio collaterale "Lanterna Magica" giunto ormai alla sua 20°
edizione
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Fonte Articoli e Foto : CGS Adelasia e CGS Dorico